Francesco Sandokan e Vincenzo Schiavone: l’ombra del boss dei Casalesi

Sei pronto a scoprire la storia di Francesco Schiavone, meglio conosciuto come “Sandokan”? Questo mafioso e collaboratore di giustizia è stato una figura centrale nel clan dei Casalesi, diventandone il leader dopo l’omicidio di Mario Iovine, braccio destro del fondatore del clan. Nato a Casal di Principe nel 1954, Schiavone è stato coinvolto in varie lotte di potere e guerriglie tra clan camorristici fin dalla sua giovinezza.

Antonio Bardellino fu colui che vide il potenziale di Schiavone e lo aiutò a diventare un vero boss mafioso. Dopo la morte di Bardellino, Schiavone prese il controllo assieme a Iovine. Con il soprannome di “Sandokan”, riuscì a fuggire all’estero per qualche tempo, ma nel 1989 fu arrestato vicino a Lione dopo un’indagine durata tre mesi. Tornato in libertà nel 1990, riprese il comando dei Casalesi.

Nel 1991, dopo l’uccisione di Mario Iovine, Schiavone divenne il capo assoluto dei Casalesi. Ma la sua carriera criminale ebbe una svolta nel 1998, quando fu arrestato in un bunker a Casal di Principe insieme alla moglie, alle figlie e al cugino. Condannato all’ergastolo nel 2004 per l’omicidio di Saverio Ianniello, Schiavone ha passato quasi 26 anni dietro le sbarre prima di decidere di collaborare con la giustizia nel marzo 2024.

Ma la storia dei Schiavone non finisce qui. Vincenzo, cugino di Francesco e noto come “O’ copertone”, è stato arrestato nel 2011 per vari reati legati alla criminalità organizzata. Considerato il “cassiere dei Casalesi”, Vincenzo è morto pochi mesi dopo l’arresto a causa di una malattia. A differenza del cugino Francesco, non ha mai ammesso le sue colpe.

Quando il prete Peppe Diana è stato ucciso nel 1994, Francesco Schiavone era ancora libero e al comando del clan. Il suo pentimento e la scelta di collaborare con la giustizia ha scosso profondamente la comunità di Casal di Principe. Anche se alcuni ritengono che i boss non possano avere una coscienza, la storia di Francesco Schiavone dimostra che anche coloro che hanno commesso gravi crimini possono decidere di fare la cosa giusta.

Schiavone è diventato un simbolo di come sia possibile redimersi e fare ammenda per le proprie azioni, anche dopo anni di violenza e crimine. La sua collaborazione con la giustizia ha portato alla luce molti segreti del mondo criminale e ha contribuito a smantellare parte della rete di potere dei Casalesi. La sua storia è un monito per coloro che scelgono la via della criminalità: alla fine, la giustizia prevale e la redenzione è sempre possibile.