La terribile storia di Alberto Scagni: pestaggio in carcere e una madre disperata

Alberto Scagni è tornato al centro dell’attenzione mediatica dopo il brutale pestaggio subito in carcere. La madre di Alberto, Antonella, ha raccontato in diretta televisiva la terribile situazione che suo figlio ha vissuto in prigione. Secondo lei, dopo essere stato curato in maniera attenta e umana, il 26 dicembre Alberto è stato trasferito in una cella d’isolamento, praticamente abbandonato a se stesso. La madre ha visto suo figlio nuovamente in pericolo di vita, senza nemmeno essere dissetato. Alberto è stato messo su una branda senza possibilità di raggiungere una bottiglietta d’acqua, nonostante la sua debolezza e tremore.

La madre di Alberto ha affermato che le cose sono cambiate solo quando il giornalista si è messo in contatto con le autorità competenti. Alberto, alto 1 metro e 80 e pesante solo 55 kg, non si nutriva adeguatamente. Secondo la madre, era trattato come un cane in un canile, almeno per i primi quattro giorni. Tuttavia, quando la situazione è stata portata all’attenzione dei media, le cose sono finalmente cambiate e si sono resi conto che avevano un malato da curare.

La madre di Alberto ha aggiunto che la cella in cui suo figlio è stato trasferito è completamente chiusa agli infermieri, con una porta di ferro. Lei ha potuto parlare con Alberto solo attraverso un colloquio carcerario classico e ha cercato di portargli del cibo e del collutorio, ma le regole rigide non gli permettevano di essere adeguatamente curato. Alberto non veniva lavato da cinque giorni e non si lavava nemmeno i denti.

La madre ha espresso la sua frustrazione riguardo al trattamento inumano riservato a suo figlio in prigione e ha sottolineato che esiste un pregiudizio nei confronti di Alberto, considerato un detenuto figlio di genitori “rompiscatole”. Tuttavia, hanno presentato un esposto in Procura facendo nomi e cognomi, per far luce sulla situazione.

La trasmissione televisiva ha anche dato voce all’ospedale, che ha affermato di essere obbligato a rispettare le regole dell’autorità giudiziaria e che il paziente è stato preso in carico dalla fisiatria per continuare la degenza. Sull’identità degli aggressori che hanno massacrato Alberto, la madre ha dichiarato di non saperlo ancora, ma che suo figlio ha rivelato che erano due detenuti e che lo hanno mandato in coma.

La storia di Alberto Scagni è un triste esempio di maltrattamenti e violenze che avvengono dietro le sbarre. È importante che situazioni come queste vengano portate all’attenzione pubblica per garantire che i detenuti ricevano il trattamento umano che meritano. Non possiamo permettere che il sistema penitenziario trascuri la salute e il benessere dei suoi detenuti. Alberto e le persone come lui hanno bisogno di essere trattati con dignità e rispetto, non solo come “criminali” ma come esseri umani che hanno diritto a un trattamento adeguato e a una seconda possibilità.